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Anelli siciliani al forno

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Un piatto tipico della cucina siciliana, chi ha visitato la Sicilia sicuramente avrà assaggiato questo piatto. Si possono trovare delle varianti da provincia a provincia, chi aggiunge le melanzane, chi l’uovo sodo, altri il prosciutto a tocchetti. Ma vi assicuro che se vi capiterà di assaggiarlo non riuscirete a farne a meno di chiedere un’altra porzione.

Originariamente ispirati ai grandi orecchini a cerchio indossati dalle donne africane, gli Anelli Siciliani sono un formato tipico della provincia di Palermo. La loro forma particolare permette di catturare al meglio ogni tipo di condimento.

La mia versione è molto semplice e veloce

INGREDIENTI: (dose per 4 persone)

  • 300 g di anelli
  • 300 g di carne macinata
  • 200 g di piselli
  • 4 mozzarelle
  • 1 melanzana grande
  • passata di pomodoro
  • formaggio grattugiato

PROCEDIMENTO

Lessare la pasta rispettando i tempi di cottura scritti sul pacco e tenendo conto che poi continua a cuocere nel forno.

Nel frattempo preparare il condimento: saltare in una padella, con due cucchiai d’olio evo, la carne macinata. Poi aggiungere i piselli e la passata di pomodoro. Salare a proprio piacimento e coprire fino a completa cottura. Friggere la melanzana a tocchetti o in alternativa tagliarla a fette e dopo averla tenuta un paio d’ore sotto sale si può fare anche arrostita o su di una griglia o nel forno, disponendole sulla placca del forno coperta con carta da forno unta di olio.

Una volta cotta la pasta, scolare e mescolare con il condimento così ottenuto. Se il sugo sembra troppo asciutto diluire con del latte. Aggiungere tutto insieme anche le melanzane a tocchetti e le mozzarelle sminuzzate. Se le melanzane sono tagliate a fette conviene farle a pezzetti. Una volta mescolato tutto insieme disporre in una teglia precedentemente oleata e coprire con una spolverata di formaggio grattugiato. Mettere in forno ventilato a 180° per una mezz’ora, chiaramente il tempo di cottura dipende molto dal proprio forno.

È cotta quando è completamente asciutta ed ha fatto una leggera crosticina in superficie.

 

Come ridurre i consumi degli elettrodomestici

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Nelle nostre case si consuma moltissimo, non solo per il riscaldamento, ma anche per l’energia elettrica. Eppure non sempre siamo a conoscenza di quanto possano influire, sui nostri costi, le abitudini quotidiane dei nostri apparati elettrici. In effetti sono pochi gli apparecchi che, se non usati correttamente, possono far lievitare la bolletta. Quelli più imputati e di uso quasi frequenti sono lo scaldabagno e il ferro per stirare. In compenso però si possono utilizzare le lampadine a risparmio energetico che hanno un consumo 5 volte inferiore e durano 8 volte di più delle vecchie lampadine ad incandescenza.

Optare per un consumo intelligente significa innanzitutto scoprire come ridurre i consumi degli apparecchi più dispendiosi: sapere di più aiuta a risparmiare senza rinunciare al benessere né ai vantaggi offerti dall’utilizzo degli elettrodomestici. Moltissimo si può fare proprio a partire dalla scelta e da un uso corretto.

Quando acquistiamo un elettrodomestico, una delle cose a cui bisogna fare attenzione è l’etichetta energetica. Si tratta di uno strumento fondamentale, che ci permette di valutare i consumi e l’efficienza dell’apparecchio. Appare come una serie di frecce di lunghezza crescente, ognuna di colore diverso, a ciascuna è associata una lettera dell’alfabeto: la lunghezza delle frecce indica il variare dei consumi, perciò più la freccia è lunga, più l’apparecchio consuma.

Fino a qualche tempo fa, la classe migliore era la A. Da un po’ di tempo è in uso una nuova classificazione che premia gli apparecchi più virtuosi attraverso l’attribuzione di classi superiore alla A: A+, A++, A+++. Non si tratta di inutili sottigliezze: la differenza tra due elettrodomestici di classi differenti non è minima. Nel caso di un frigo, passando dalla classe A alla A+ si può risparmiare il 30% dei consumi (circa 90 kWh, pari a 16€ l’anno); mentre una lavastoviglie A+++ permette un risparmio addirittura del 50%. Classificazione che diventa importante nel caso di elettrodomestici molto “energivori”, come i condizionatori, i forni elettrici e le asciugabiancheria.

Quando acquistiamo un prodotto l’etichetta deve essere posizionata ben in vista davanti o sopra l’elettrodomestico esposto. Insieme al materiale informativo (o al catalogo) deve essere allegata una scheda particolareggiata. Ogni apparecchio deve essere dotato anche di una documentazione completa che, oltre alle notizie già descritte dall’etichetta, dia avvertenze dettagliate sugli aspetti tecnici nel loro complesso.

Poi non deve mancare la garanzia europea, con le relative spiegazioni, dove deve essere indicata la rete dei concessionari autorizzati dalla casa madre oppure dei centri autorizzati a fornire assistenza. Tale garanzia dura 2 anni dal momento dell’acquisto di qualsiasi prodotto ed in caso di malfunzionamento il consumatore ha diritto alla scelta fra le seguenti alternative:

  • riparazione gratuita del prodotto difettoso
  • cambio dell’oggetto difettoso
  • riduzione del prezzo pagato
  • risoluzione del contratto e restituzione dell’oggetto

La durata biennale della garanzia però è riconosciuta solo ai privati; se il prodotto acquistato viene fatturato ad un’azienda, la garanzia è valida solamente per la durata di 1 anno.

Cosa mettiamo nel piatto – la piramide alimentare

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Sapere cosa mangiare ogni giorno è una sfida tra salvaguardare il portafoglio, dati i prezzi in costante aumento e proteggere la salute, date le truffe alimentari che imperversano.

La prima cosa da fare è imparare a riconoscere la qualità ed evitare di rincorrere le sirene tentatrici della pubblicità, il più delle volte ingannevole. Saper leggere le etichette e in particolar modo la provenienza, prediligere sempre prodotti italiani, dato che all’estero oltre ad esserci meno controlli si fa più uso di fitosanitari nelle produzioni agricole. Fitosanitari che servono per proteggere e conservare i vegetali ma che spesso possono essere tossici per l’uomo.

Dopo aver fatto i dovuti controlli e accertati della qualità si pone il problema di cosa mettere nel piatto?

Per far questo ci affidiamo alla piramide alimentare.

 

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Come si può vedere FRUTTA e VERDURA sono alla base, quindi il gruppo di alimenti da consumare in maggiore quantità. Sono alimenti a basso valore energetico, composti soprattutto da acqua e fibre, in più contengono buone quantità di vitamine, sali minerali e antiossidanti fondamentali per la salute dell’organismo.

Sono 5 le porzioni di frutta e verdura raccomandate ogni giorno, corrispondenti a 3 frutti medi e 1/2 kg di ortaggi.

Poi troviamo i CEREALI che costituiscono il secondo gradino della piramide, nella versione mediterranea sono consigliate, per una dieta media, da 1 a 5 porzioni tutti i giorni, scegliendo tra pasta, riso, pane o altri cereali preferibilmente integrali.

Nel terzo livello si collocano i CONDIMENTI che comprendono in genere i grassi di origine animale e gli oli prodotti con frutti e semi. I grassi da condimento sono una fonte energetica indispensabile per l’organismo, facilitano l’assorbimento delle vitamine A, D, E, K e contengono gli acidi grassi essenziali della famiglia Omega-3 e Omega-6 che proteggono dalle malattie cardiovascolari. Attenzione però non tutti i grassi sono uguali, occorre sempre privilegiare l’olio extravergine di oliva, componente essenziale della dieta mediterranea e ricco di vitamine e antiossidanti.

Salendo nella piramide troviamo il LATTE e i suoi derivati. Il latte è l’alimento base per la crescita ed il suo consumo è raccomandato ad ogni età.

Lo yogurt e tutte le varietà di formaggio, fresco o stagionato, sono prodotti che derivano dal latte e sono fonti importanti di calcio e vitamine. Ma mentre per latte ed yogurt è consigliato un consumo quotidiano, per i formaggi, ricchi di grassi saturi, il suggerimento è di non superare le 4 volte a settimana. Un’indicazione in più per limitare l’incremento della percentuale di colesterolo nel sangue, senza rinunciare all’apporto di calcio, è di preferire il latte ed i suoi derivati a ridotto contenuto di grasso.

Il quinto gradino della piramide accomuna CARNE, PESCE, UOVA e LEGUMI, le fonti animali e vegetali di proteine indispensabili per il funzionamento del nostro organismo. Ricche di ferro, vitamine e minerali, hanno un ruolo fondamentale nell’equilibrio alimentare ma non bisogna abusarne e soprattutto bisogna variarne il consumo. Per fare una dieta equilibrata si consiglia di alternare: la carne non più di 4 volte a settimana, preferendo la carne bianca, pollo e tacchino, alla carne rossa, ricca di grassi saturi nemici del cuore e del colesterolo e limitare ad una volta a settimana i salumi, rischiosi anche per l’alto contenuto di sale. Le uova sono consigliate 2/4 volte la settimana, mentre per il pesce, crostacei e molluschi l’indicazione è di consumarne almeno 2 porzioni a settimana, con una preferenza per il pesce azzurro ricco di Omega-3. Una buona alternativa è costituita dai legumi: il suggerimento è di metterli in tavola almeno 2 volte alla settimana. Sono ricchi di fibre ed efficaci nella protezione da malattie come il diabete, il tumore e i problemi vascolari.

Al vertice della piramide si trovano gli alimenti che non sono indispensabili e devono essere consumati occasionalmente e in quantità moderate, non più di una porzione al giorno. Sono i DOLCIUMI e gli SNACK caratterizzati da un elevato apporto calorico e dall’assenza, o la presenza in quantità trascurabili di vitamine e minerali

Infine troviamo le BEVANDE, dall’acqua alle bibite, dalle bevande alcooliche al thè e caffè. Ognuno ha caratteristiche diverse e una differente collocazione nella piramide. L’acqua è fondamentale per una corretta attività dell’organismo, aiuta la funzionalità renale, il consiglio è di bere almeno 1 litro e mezzo oppure 2 al giorno. Le bevande alcooliche, come vino e birra, sono invece da consumare con moderazione. Attenzione anche alle bibite ricche di calorie ma vuote di elementi nutrizionali ed alle bevande eccitanti, un consumo eccessivo può favorire l’insorgere di alcune patologie.

 

 

Falagoni (calzoni lucani)

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Questi calzoni ripieni di verdure (in dialetto detti falaoni) sono tipici della zona del Pollino.

Si prestano per essere preparati in occasione di scampagnate o gite in montagna.

La tradizione voleva che venissero preparati nel periodo pasquale, anche se adesso vengono fatti in ogni occasione. Si possono farcire con bietole, porri ma sono altrettanto saporiti nella versione dolce con la ricotta. Inoltre molti li fanno anche con patate e cipolle. Quindi si prestano ad una ricca varietà di farciture, a proprio piacimento.

Analizziamo come preparare la sfoglia, all’interno poi ognuno li può farcire in base ai propri gusti.

INGREDIENTI:

  • 1 kg di farina
  • 3/4 uova (dipende dalla grandezza)
  • 100 ml di olio (oppure 100 g di sugna)
  • un cucchiaino di sale

Procedimento:

Disporre la farina a fontana sulla spianatoia. Mettere gli ingredienti al centro e mescolare il tutto fino ad ottenere un panetto elastico. Se è troppo duro si può aggiungere un po’ d’acqua, oppure in alternativa del vino o qualsiasi liquore che sia abbastanza alcoolico. Avvolgerlo con della pellicola da cucina e lasciarlo riposare un’oretta.

Nel frattempo passiamo a preparare la farcitura.

Stendere l’impasto con un matterello oppure utilizzando la macchina per la pasta. Ottenere una sfoglia molto sottile, circa 2/3 mm. Tagliare dei cerchi di diametro 15/20 cm, utilizzando anche un piattino. Distribuire il ripieno su metà di ogni cerchio, chiudere con l’altra metà sigillando bene i bordi girandoli verso l’interno, in modo da non far uscire il ripieno.

Spennellare i calzoni con l’uovo sbattuto insieme ad un goccio di latte. Punzecchiare  con una forchetta la superficie e infornare a 180° in forno preriscaldato per circa una mezz’ora. Chiaramente il tempo di cottura può variare in base al forno, l’importante è che siano ben dorate.

Aromi o spezie?

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Che differenza c’è tra aromi e spezie?

Gli aromi, meglio dette erbe aromatiche, sono le parti verdi delle piante e solitamente vengono usate appena colte in quanto ne conferiscono appunto un particolare aroma ai piatti a cui vengono aggiunte. Si possono trovare anche essiccate ma, in tal caso, si perde la fragranza caratteristica. Il processo di essiccazione può essere utile solo per conservarle più a lungo.

Al contrario le spezie sono delle parti diverse della pianta e, per poter estrarre le loro proprietà, necessitano di procedimenti e lavorazioni particolari.

Mentre i primi possono essere utilizzati a crudo, per le spezie si ottengono migliori risultati con la cottura.

Vengono utilizzate molto spesso in cucina per insaporire il cibo, appunto per aromatizzare, aggiustare, modificare il gusto di una pietanza, per renderla più gradevole al gusto.

Le ERBE AROMATICHE più utilizzate nella nostra cucina sono: il basilico, la salvia, il prezzemolo, la menta, il timo, l’aneto ed altri ancora, in base ai gusti personali.

La particolarità delle SPEZIE, invece, è quella di dare più gusto ad un piatto, per rafforzarne il sapore. Generalmente le troviamo sotto forma di bacche, semi o radici che, come detto in precedenza, necessitano di lavorazioni e trattamenti particolari per essere utilizzate. Come per esempio: la cannella si ottiene essiccando gli arbusti, i chiodi di garofano sono i boccioli dello stesso fiore essiccato ed il pepe viene prodotto dal frutto acerbo della pianta di pepe sbollentati ed essiccati. Queste sono le spezie più utilizzate nella nostra cucina. Poi ce ne sono tante altre che provengono dai paesi europei e che sono entrate anche nell’uso comune della nostra tavola, come lo zafferano che adesso viene coltivato anche in Italia e la paprika che viene dai paesi dell’Est.

La confusione tra le due specie si genera perché entrambe, a volte, conferiscono sia profumo che sapore alle pietanze indifferentemente.

Non hanno controindicazioni in quanto non aumentano l’apporto calorico ai piatti, anzi, possono essere aggiunte anche per insaporire al posto del sale, specialmente per chi ha problemi di ipertensione.

Dalle nostre parti, in Basilicata, viene molto utilizzata una spezia simile alla paprika, il peperoncino in polvere. Arricchisce molti piatti ed oltre ad esaltarne il sapore, conferisce alle pietanze quella colorazione rosso porpora. Inoltre quando è essiccato può essere aggiunto nei sott’olio, per conservarli più a lungo ed evitare che si formi il botulino.

 

 

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